Mercoledì 17 settembre alle ore 19, presso il Circolo dei lettori di Capua, presentazione del libro “Splendore e vetustà della maschera di stoffa tra mito e teatro – materia e tecnica” dell’artista Ezio Flammia, nell’ambito della XI Edizione del Festival “Di Maschera in Maschera” (Capua – Caserta 2025). L’autore parlerà della importanza della maschera di stoffa nell’arte scenica e in altri settori e mostrerà come si può costruire rapidamente e con materiali semplici una maschera sul proprio volto.
L’arte della scultura con la stoffa, nonostante la sua origine risalga a più di duemila anni fa, è pressoché sconosciuta, come pure è ignota la tecnica esecutiva con il lino con cui si realizzavano le maschere teatrali, sia in Grecia e sia altrove.
Delle maschere antiche, comprese quelle della Commedia dell’Arte, si hanno notizie del loro sviluppo storico e morfologico, degli aspetti estetici e iconologici, tranne il modo di realizzarle. La penuria d’informazioni sui rudimenti tecnici riguarda soprattutto il periodo classico e non una maschera originale ci è pervenuta.
Gli stessi scrittori e storici del passato non hanno fornito notizie su tali argomenti. Le uniche notizie certe riguardano quindici esemplari, trovati a Pompei, che sono modelli di gesso da cui si ottenevano le maschere sceniche di tela.
Solo delle ipotesi, fondate sulle metodologie esercitate dai costruttori di maschere teatrali, consentono d’intuire i procedimenti esecutivi che si praticavano nell’antica Grecia e nelle epoche successive. Anche lo studio delle tecniche molto antiche (cartonnage) e le analisi delle materie utilizzate per realizzare manufatti artistici affini alle maschere, favoriscono d’individuare le metodologie con cui si eseguivano quelle con la stoffa.
Ezio Flammia, scultore-scenografo, maestro costruttore di maschere, autore dell’unica “Storia dell’arte della cartapesta” finora pubblicata con l’introduzione di Claudio Strinati, attraverso indagini antropologiche, filologiche, morfologiche e tecniche, argomenta la storia della maschera teatrale di stoffa dalle origini sino alle ultime. La complessità e l’originalità degli argomenti trattati, tramite consultazioni di testi antichi, supportati dalle sue competenze artistiche di oltre cinquant’anni anche in altri ambiti (pittura, scultura, scenografia e restauro), assicurano la serietà del lavoro. Lungo il percorso, egli non tralascia alcun assunto connesso a questo genere di manufatto: religioso, magico, rituale, ludico, teatrale e tecnico. Quest’ultimo argomento, di assoluta novità, è tra le tesi principali del libro. Il procedimento antico scoperto e sperimentato per realizzare le maschere di stoffa egli lo illustra, in modo dettagliato ed esplicativo, in un utile capitolo. Il nome della stoffa il lino (Línon), riferito a un personaggio della mitologia greca, ereditato dal Pantheon egizio, identificabile con Dioniso è illuminante per definire la specificità della materia con cui si realizzavano le maschere teatrali di fibra naturale che, più delle altre materie, comprende i valori dionisiaci.
Il libro (Casa editrice Voglino – Torino) è corredato di disegni dell’autore (eseguiti con la tecnica a pettine), fedeli alle iconografie originali. Il corredo grafico è un indispensabile corollario degli argomenti presi in esame.
Lo studio è arricchito da un’introduzione del prof. Luciano Mariti, storico del teatro, che ha redatto per l’occasione un saggio che accompagna il testo.
