Si è conclusa la mostra “Gli Archetipi” di Placido Scandurra, patrocinata dalla Diocesi di Tivoli e Palestrina e ospitata dal 29 agosto al 13 settembre nella Chiesa di San Vincenzo Martire a Tivoli, uno spazio che negli ultimi anni è diventato un importante luogo di incontro tra cultura, arte e spiritualità.
L’iniziativa è nata dalla proposta della storica e critica d’arte Lucrezia Rubini, curatrice della mostra e del relativo catalogo, accolta dal Delegato Vescovile per la Cultura della Diocesi di Tivoli e Palestrina, dott. Alain Vidal, con il sostegno e l’attenzione del Vescovo, Sua Eccellenza Mons. Mauro Parmeggiani. Una collaborazione che ha portato nel cuore del centro storico tiburtino una produzione originale e inedita, di grande qualità, perfettamente inserita nella programmazione culturale della Diocesi, anche per la forte componente di ricerca spirituale che accompagna da sempre il percorso di Scandurra.
Placido Scandurra, nato a Santa Maria di Licodia, in provincia di Catania, ha iniziato il proprio percorso artistico nelle botteghe di artisti locali, trasferendosi poi alla fine degli anni Sessanta a Roma, dove ha approfondito la pittura e l’incisione. La sua formazione è molto ampia e comprende anche una significativa esperienza nel campo del restauro: nel 1972 si diploma infatti presso l’Istituto Centrale del Restauro, nella sezione dedicata ai dipinti murali, su tela e su tavola. Prosegue quindi gli studi all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove consegue nel 1978 il diploma in Pittura, affiancando alla ricerca artistica l’attività di incisore e quella di docente di Discipline Pittoriche.
Nel corso di una lunga carriera ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero, mentre le sue opere sono entrate in diverse collezioni pubbliche e private. Una preparazione poliedrica che unisce la conoscenza tecnica della materia alla ricerca pittorica e grafica.
I primi Archetipi risalgono alla metà degli anni Settanta. Da allora le figure si sono trasformate insieme alla ricerca dell’artista: dai “Totem viventi”, inizialmente legati alle forze della natura, ai Guardiani della soglia, ai Ritratti archetipali e ai Cavalieri inesistenti. Non divinità, non supereroi e neppure mostri, ma forme simboliche attraverso le quali lo spettatore può compiere un proprio viaggio interiore, alla ricerca degli archetipi custoditi nella memoria dell’inconscio collettivo.
La mostra si è conclusa domenica sera, 13 settembre, con un partecipato finissage animato dall’intervento della prof.ssa Lucrezia Rubini, che ha accompagnato il pubblico nella lettura delle opere di Scandurra, mettendole in relazione con la storia della Chiesa di San Vincenzo Martire. Un confronto suggestivo tra antico e moderno, tra la memoria storica del luogo e la ricerca contemporanea dell’artista. Proprio questo dialogo tra passato e presente ha rappresentato uno degli elementi più significativi dell’esposizione. Le opere di Scandurra hanno trovato nella chiesa non soltanto uno spazio espositivo, ma una dimensione capace di amplificarne il carattere simbolico e spirituale.
In conclusione, si può dire che gli Archetipi di Placido Scandurra, dopo cinquant’anni, continuano a interrogare lo spettatore e a conservare una sorprendente attualità. Quelle figure misteriose, sospese tra uomo, natura, visibile e invisibile, sembrano parlare ancora oggi di qualcosa che appartiene a tutti noi: la necessità di conoscere ciò che portiamo dentro, la memoria delle nostre origini e quella parte invisibile di noi stessi che, talvolta, l’arte riesce a rendere visibile.
M.H. Sonja Peter
